LA VIA CRUCIS A VIVARO

Venerdì scorso secondo appuntamento per la comunità della nostra UP a Vivaro…un momento che ci ha visto coinvolti nel ripercorrere e riflettere sulle tappe della Via Crucis.

Chi non ha provato meraviglia nel contemplare la bellezza di un tramonto? Chi non ha sentito un fremito nel cuore nell’ascoltare il vagito di un bambino, mentre si sentiva stringere un dito da una manina innocente? Chi non ha avvertito un sussulto nell’anima potendo gustare la dolcezza di un istante d’amore? Eppure, in ogni momento di grande bellezza o umano trasporto, tutti abbiamo modo di avvertire, al contempo, la fugacità e la precarietà di tanta grazia e magnificenza. Ed è allora che ci affanniamo a cercare di prolungare quanto è transitorio, di consolidare quanto è precario, magari snaturando l’essenza stessa di quanto viviamo. Non dovremmo, forse, chiederci se non siano proprio la precarietà e la fugacità a dare tanto valore a quanto sperimentiamo? Probabilmente approderemmo a scoprire che il nostro limite ultimo, che è la morte, è quanto può dare significato alla vita stessa. Nonostante tutto ciò, il dolore e la morte restano le esperienze più ineluttabilmente drammatiche dell’umana esistenza. Chi non ha dovuto misurarsi con esse? Chi non ha fatto mai i conti, almeno una volta, con la fatica di comprendere il dolore, specialmente quello innocente dei piccoli e dei poveri? Chi non ha gridato l’ingiustizia della sofferenza? E quanti, dinanzi a tale ineludibile domanda di senso, sono approdati alla convinzione dell’inesistenza stessa di Dio, affermando che se Lui vi fosse non potrebbe ammettere il male e la morte? Nel morire vi è una ingiustizia certa, anche quando la morte giunge dopo una vita ricca di giorni. Nessuno potrebbe mai arrogarsi il diritto di dire a qualcun altro di aver vissuto abbastanza. Cosa è “abbastanza” per l’uomo affamato di tempo, perché bramoso di eternità? Domande di senso di fronte alle quali il messaggio del Vangelo non vuole dare una risposta, ma offrire un esempio: nel messaggio del profeta di Galilea, nessuno può trovare una risposta al “perché” si debba soffrire e morire, ma certamente tutti possono ravvisare un “come” si possa farlo, dando un significato pieno di speranza tale da poter gettare il cuore oltre l’ostacolo ultimo della nostra finitudine. Il Nazareno sa insegnarci molto di più, portandoci, assieme a Lui, a vivere i momenti terribili e drammatici della sua esistenza terrena. Anzi, come recita la Liturgia della Domenica delle Palme, siamo invitati a tenere sempre presente il modello della sua Passione per partecipare alla gloria della Resurrezione. Il cristiano, allora, non è colui che non prova paura, sofferenza e dolore davanti al mistero della morte, ma, come il suo Maestro, cerca di entrare in esso con la luce della fede, riuscendo a camminare persino nella “valle oscura” con la certezza di non esservi da solo (cfr. Sal 22). Il discepolo non solo “soffre”, come tutte le creature sulla terra, ma “offre”, come il suo Maestro, nella certezza di raggiungere, così, il Cielo. Le pagine di questa Via Crucis sono il frutto dell’esperienza vissuta nel porsi davanti alla sofferenza e alla morte di persone amate, lasciandosi interpellare da quanto possano significare per ciascuno e cercando nella fede, in Cristo Gesù, la luce che può diradare la fosca caligine che altrimenti attanaglia il cuore.

Prossimo appuntamento questo venerdì sera ore 20:30 a Dueville.